23 Maggio 1992. Avevo da pochi mesi compiuto 17 anni. Ero in macchina di rientro da scuola; mio padre venne a prendermi con la nostra vecchia Seat Ibiza bianca (ma allora era nuova). Ci fermiamo alla fila al semaforo di via Peretti (adesso ci passa l'asse mediano, quel semaforo era davvero terribile in certi momenti della giornata). Stavamo ascoltando la radio. Ed ecco la notizia. Attentato dinamitardo al giudice Falcone. Io da qualche tempo mi stavo interessando del mondo. Conoscevo quel nome. Conoscevo il nome del giudice Borsellino. Conoscevo il pool anti-mafia. Leggevo il Manifesto e Cuore (adesso ho internet e giornali non ne compro più da tempo).La notizia fu come una doccia fredda. Poche notizie frammentarie. Non riusciamo neanche a capire se sia ancora vivo. Io rivivo ancora oggi quel momento come un film. Lo vedo e lo rivedo ogni tanto e sento vivissime le stesse sensazioni. Uno dei momenti indimenticabili della mia vita, sospeso nel breve tragitto dalla mia scuola a casa mia.
Poi una volta arrivati a casa è tutta una frenesia di edizioni straordinarie, immagini, telefonate. E nei giorni seguenti fiaccolate, manifestazioni, incontri, dibattiti; il primo anniversario dalla morte. Il quinto. Il decimo. Il quindicesimo. E oggi. E io me lo ricordo. Lo racconterò ai miei bambini appena potranno capire. Perchè rimanga il ricordo di questo uomo e degli uomini e le donne che sono morti con lui.
Perchè la mafia esiste e chi la nega nega anche il grande sacrificio di quest'uomo e degli uomini e le donne che sono morti con lui.


